Lettere del presidente

Orazione funebre in memoria del Maestro Liutaio Dr. GioBatta Morassi

Presidente dell'A.L.I - Anna Lucia Maramotti Politi


03 marzo 2018

Orazione funebre in memoria del Maestro Liutaio Dr. GioBatta Morassi
Chiesa Parrocchiale Boschetto - Cremona



Carissimo GioBatta,
ben consapevole di cosa Tu significhi per il Friuli e quale grande onore il territorio abbia dall’averTi dato i natali, l’Università di Udine Ti ha conferito la Laurea Honoris Causa in Beni Culturali In quella circostanza si rivolse a me, che già avevo insegnato nell’Ateneo, per predisporre una nota, una memoria delle tue attività. È stato per me un enorme privilegio testimoniare l’eccezionalità della tua arte e al contempo come questa fosse supportata da una cultura liutaria unica. Oggi mi corre l’obbligo di leggerTi l’incipit della mia relazione.
Così, iniziava:
“Gli strumenti realizzati dal Maestro Liutaio GioBatta Morassi sono pregevolissimi. Costituiscono un’eccellenza nel campo della liuteria sia per la forma sia per il timbro. Il modo migliore per comprovare quanto detto è ascoltarli.
Il presente parere per il conferimento della Laurea Honoris Causa in Beni Culturali non può che rimandare al dossier in cui sono documentate le tappe salienti della sua carriera. Corre solo l’obbligo di sottolineare come la sua attività costituisca pietra miliare nella Storia della Liuteria Contemporanea”.

Mettiamo da parte tutti i ricordi, tutti noi ne abbiamo tantissimi e ciascuno di noi li conserva nel proprio cuore, oggi mi è caro esprimerTi il nostro riconoscimento per quello cha hai donato a ciascuno di noi, ma soprattutto alla liuteria, che in Te ha rinnovato la sua precipua caratteristica d’essere forma d’arte al servizio di altra arte: la musica. Di arte infatti si tratta come ben ha argomentato Giorgio Vasari, riprendendo Raffaello. Fra le “arti congeneri” si colloca la liuteria.

Ma se i ricordi vanno custoditi gelosamente, non possiamo non fare menzione al tuo Saper fare liutario che univa indissolubilmente mano, intelletto e cuore. L’arte, espressione unica ed irripetibile, in Te si concretizza nelle tue opere, strumenti che, nella loro unicità, ben si addicono alle considerazioni di Vasari.
La consapevolezza che lo strumento è un bene che nel tempo aggiunge valore a valore e la convinzione che lo strumento coinvolge direttamente il musicista stimolando la sua capacità compositiva ed interpretativa sono aspetti della tua poetica. La conoscenza dei legni, delle vernici, delle forme, degli aspetti meccanici dello strumento, della storia della liuteria trova compiutezza nella tua inventiva.

Non a caso l’Associazione culturale M° Rodolfo Lipizer onlus di Gorizia nel tempo era divenuta un tuo referente. Tu, abituato al confronto con i musicisti di tutto il mondo, quegli stessi musicisti che erano affascinati dai tuoi strumenti, nel Concorso Internazionale di violino M° Rodolfo Lipizer trovavi un momento privilegiato in cui i giovani talenti e i grandissimi maestri, che ogni anno compongono la giuria, assieme al Cav. Prof. Lorenzo Qualli costituivano quell’amalgama che Ti stuzzicava e Ti manteneva sempre giovane.
Sei il primo, il più grande liutaio del mondo contemporaneo. Così, sei ritenuto da chi fa dello strumento il prolungamento della propria anima: il musicista.

Non posso neppure dimenticare il tuo contributo alla conservazione e alla salvaguardia degli strumenti. Meglio di chiunque avevi compreso come fosse necessario salvaguardarli e mantenere a ciascuno di essi la patina del tempo. Non si è mai trattato per Te d’intervenire con mero rifacimento, né tanto meno di rispondere alle esigenze dei proprietari degli strumenti, ma la priorità per Te era sempre il rispetto dello strumento originario che è sintesi fra l’operato dell’artefice e la storia che su di esso si sedimenta.
Per questo avevi promosso, assieme ad Antonio Leoni e a Sergio Renzi, la Carta del restauro del 1987, documento essenziale non solo per la conservazione, ma per far comprendere come la liuteria sia una forma d’arte.

Aggiungo ancora un’annotazione: il tuo grande amore per Cremona, a motivo dei tuoi studi presso la Scuola Internazionale di Liuteria, dell’insegnamento ivi da te impartito e della tua bottega, è sempre stato una costante.

Poi venne la tua grande idea: realizzare l’A.L.I., l’Associazione Liutaria Italiana, che ha come scopo precipuo lo sviluppo della cultura liutaria. Tu il fondatore, Tu l’ispiratore, Tu il realizzatore: di questa continuerai ad esserne il referente. Personalmente me ne faccio garante. Ti chiedo di non abbandonarci, continua a suggerirci cosa sia veramente il meglio per la liuteria. Tutti noi abbiamo bisogno del tuo sostegno e dei tuoi suggerimenti.

Il nostro non vuol essere un addio, ma un forzato temporaneo silenzio che verrà di tanto in tanto interrotto dalla musica dei tuoi strumenti e dalla lezione feconda che ci hai lasciato.
Amico fraterno carissimo, oggi siamo nel pianto, ma Tu sei nella gloria grande: gli angeli con un concerto di archi Ti accolgono.

Non mi resta che salutarti col dirTi in friulano: “mandi”, che significa “nelle mani di Dio”. Tutti si associano a me riprendendo il saluto e Ti accompagnano con una delle canzoni che ami particolarmente e che ben stigmatizza il tuo carattere d’uomo di montagna:

“Ma un giorno quando la guerra sarà un ricordo lontano, nel tuo cuore, dove c’erano la stella alpina e l’amore, tutto sarà morto.
Per me resterà quella stella, che il mio sangue ha nutrito, perché luccichi sempre bella sull’Italia all’infinito”.

Ma 'ne dì quant che la vuere
a' sara un lontan ricùard
tal to cûr, dulà ch'al jere
stele e amôr, dut sara muart.

Restarà par me che stele
che 'l miò sanc a là nudrit
par che lusi simpri biele
su l'Italie a l'infinit.



Anna Lucia Maramotti Politi