Lettere del presidente

La lampada sotto il moggio

Presidente dell'A.L.I - Anna Lucia Maramotti Politi

Troppe volte gli eventi ci distraggono e ci obbligano a dimenticarci della nostra stessa identità. Ebbene è opportuno ricordare come fra gli scopi statutari dell’ALI ci sia “il propagarsi dell’attività liutaria e della sua cultura”. In vero, non si tratta di due aspetti sconnessi fra loro, ma di due aspetti convergenti che l’A.L.I. è riuscita sempre a contemperare. A supporto di quanto affermato è l’alto livello di professionalità degli iscritti sia per quanto riguarda i liutai professionisti sia per quanto riguarda gli studiosi.
Al Gruppo dei Professionisti appartengono liutai che, con il loro lavoro, identificano la liuteria a livello internazionale. Non si può dimenticare che il fondatore dell’A.L.I. è quel Gio Batta Morassi che per la sua attività ha meritato di essere riconosciuto “dottore”, primo caso nella storia dell’università italiana, struttura di ricerca che si è sempre affidata alla cultura prettamente teorica; al massimo ha perseguito risultati tecnico-progettuali, ma mai artistici. L’arte in università si studia, non si fa.
Già la liuteria è un’arte. Lo è arte perché ogni strumento ha caratteri propri che lo identificano e che sono segno della personalità di chi l’ha realizzato. Di più perché la liuteria risponde a due condizioni proprie dell’arte: la forma e il timbro. Pertanto, se come ogni arte abbisogna di tecniche che ne esprimono la qualità del “saper fare”, poi si sottrae a qualsiasi definizione perché rientra nell’ambito dell’artisticità.
Un filosofo del secolo scorso, Benedetto Croce, sosteneva, in una delle sue ultime opere, che la poesia è arte, mentre la letteratura risponde a qualità grammatico-sintattiche che ne costituiscono la struttura. Rispetto al costruito Roberto Pane distingueva architettura, arte e poesia, dall’edilizia saper costruire correttamente. Questa distinzione si ripete anche nell’ambito della costruzione degli strumenti ad arco. C’è chi fa della liuteria un’arte, chi ne fa una professione tecnicamente precisa, ma priva di quell’afflato che necessita alla musica. Ebbene i Liutai dell’A.L.I. hanno dimostrato cosa significhi fare della loro professione un’arte.
Alla Comunità Scientifica della Liuteria appartengono nomi di spessore altrettanto internazionale. Non a caso attualmente la Comunità è impegnata negli Aggiornamenti dellaCarta del Restauro del 1987. Affinché anche questo settore non sia sottoposto ad un mero tecnicismo, che confonde il rifacimento con una conservazione in grado di evidenziare il valore dello strumento, è doveroso riprendere criticamente quanto elaborato ormai trent’anni fa.
Ebbene in tutto questo c’è orgoglio?. L’orgoglio non si addice a chi è su un percorso di ricerca perché si deve essere sempre consapevoli che ogni tappa non è un fine, perché porre “la lampada sotto il moggio”, per non vedere quanto è attorno, potrebbe risolversi in un pericoloso millantato credito. Per questo a tutti quanti è d’obbligo avere sempre il coraggio di confrontarsi per non perdere il primato che ci si è guadagnati. Per altro tutti siamo dei “gnomi sulle spalle di giganti”.
Questo mi sento di dire oggi che la Liuteria mostra livelli così disparati e che l’arte è umiliata dalla volontà d’imbrigliarla in strettoie burocratiche, mentre le grandi scuole italiane presenti nell’A.L.I. sanno ancora confrontarsi pur mantenendo le loro specifiche diversità nel rispetto di ciascuna identità. Ebbene proprio questo è il “valore aggiunto” dell’A.L.I. Saper veder oltre gli orticelli, sapersi confrontare e non mettere “la lampada sotto il moggio” e non temere l’incalzare dei tempi, anche se “mala tempora currunut”, comporta affrontarli sapendo e volendo conoscere per provvedere in tempo.